Cave antiche e recenti

Al gesso si é fatto ricorso fin dalla preistoria, come documentano le tracce di estrazione e lavorazione della Grotta Calindri, e poi in epoca romana per uso edilizio: di selenite sono le mura bolognesi del III secolo.

Durante il medioevo l’impiego del gesso nelle costruzioni continuó e a Bologna le basi di alcune torri sono realizzate con grossi blocchi di questa pietra. Anche all’interno del parco parecchi edifici storici, ma anche semplici case contadine, conservano tratti di muro e inserti in selenite.

A partire dal XIII secolo, si sviluppó l’uso del gesso cotto come materiale da presa e impasto per stucchi. Il territorio interessato dagli affioramenti gessosi cominció a essere scavato sistematicamente per ricavare pietra da taglio, in parte poi soppiantata nell’uso dall’arenaria, ma soprattutto materiale per la cottura e la macinatura.

Dalle numerose, piccole cave a gestione familiare si passó, alla fine del secolo scorso, a un’attività meccanizzata e, nel dopoguerra, allo sfruttamento industriale, con un pesantissimo impatto sull’ambiente.

Molte grotte vennero distrutte oppure ne venne irrimediabilmente compromessa la stabilità (come nel caso della Grotta del Farneto).

Negli anni ’60 inizió la dura battaglia per bloccare l’escavazione: i gruppi speleologici per primi, l’Unione Bolognese Naturalisti e il comune di San Lazzaro riuscirono nell’intento solo alla fine degli anni ’70, quando il territorio era ormai profondamente segnato.

Oggi l’immagine del Monte Croara dilaniato dalle gallerie e le pareti lisce e lucenti dei vari fronti di cava fanno ormai parte del paesaggio dei gessi.