Geomorfologia

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L'affascinante storia dei gessi

L’emergenza di maggiore rilievo del parco, intorno alla quale si é andato costruendo il progetto di tutela, é costituita dagli affioramenti dei gessi messiniani, che appartengono alla formazione geologica nota come Gessoso Solfifera. Conosciuto anche con il nome di selenite, per i suoi riflessi lunari, il gesso degli affioramenti bolognesi si presenta in grossi cristalli di forma caratteristica, detta a coda di rondine o a ferro di lancia. Dal punto di vista chimico si tratta di un sale, il solfato di calcio biidrato (CaSO4.2H2O), che insieme ad altri costituisce la normale soluzione delle acque marine, dalle quali precipita durante fasi di prolungata evaporazione. La sua particolare cristallinità ha ingannato a lungo gli studiosi che tentavano di spiegare la genesi delle “gessaie bolognesi”: ancora verso la fine del 1800 era ritenuta una particolare roccia metamorfica. Oggi, invece, ricostruire la storia Geologica dei gessi significa ripercorrere, attraverso uno sforzo dell’immaginazione, gli eventi straordinari che investirono l’intero bacino mediterraneo durante il Messiniano (tra 6 e 5 milioni di anni fa circa). In quel periodo, il Mediterraneo rimase a piú riprese isolato dall’Oceano Atlantico, probabilmente per l’abbassarsi del livello degli oceani, e nei periodi di isolamento l’evaporazione provocó il disseccamento del bacino, trasformandolo in una gigantesca e bianca salina. Alcune ricostruzioni ambientali fanno ritenere che durante il Messiniano il clima fosse piú caldo dell’attuale. Anche nelle attuali condizioni climatiche, tuttavia, si é calcolato che, con la chiusura dello stretto di Gibilterra, il Mediterraneo impiegherebbe solo un migliaio di anni per prosciugarsi: le perdite dovute all’evaporazione superano, infatti, di gran lunga gli apporti di acque dolci. La “crisi di salinità” messiniana produsse effetti anche nelle aree vicine all’Appennino, determinando la formazione di diversi strati gessosi, attraverso ripetuti cicli di evaporazione. Nel bolognese, soprattutto alla base della formazione, gli strati possono raggiungere spessori di 20 m; verso l’alto, invece, si fanno piú sottili, segnalando fasi di evaporazione piú brevi. La presenza, tra gli strati di gesso, di strati argillosi piú scuri, spesso ricchi in sostanza organica, indica interruzioni cicliche nella precipitazione dovute a diluizione delle soluzioni marine. Nel parco, gli strati gessosi sono esposti lungo le scoscese falesie che chiudono la valle dell’Acquafredda, dove sono evidenti almeno tre banconate gessose di grande spessore, separate da fasce di vegetazione che sottolineano gli interstrati argillosi. Gli strati sono visibili anche in molte cave (come al Farneto) e nella valle cieca di Ronzano. Ma il luogo piú significativo per osservare l’intera successione stratigrafica dei gessi é l’alveo dell’Idice, nel tratto dove il torrente li attraversa all’altezza di Castel de’ Britti.