Storia

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Due solitarie valli tra l'Emilia e la Toscana

Aree montuose impervie e lontane dalle principali direttrici storiche, le località del parco hanno lasciato scarse tracce nei documenti più antichi, e solo a partire dal medioevo feudale è possibile tracciare un quadro più chiaro dell’assetto del territorio. Per le epoche precedenti, oltre a importanti ritrovamenti etruschi in località del Camugnanese piuttosto distanti dal parco (come le due statuette votive di Monteacuto Ragazza), le conoscenze sui frequentatori e i primi residenti di queste alte valli sono soprattutto legate a reperti romani (monete presso il torrente Brasimone e a Le Mogne, alcune statuette nelle vicinanze di Castiglione) e a indizi che suggeriscono una presenza stabile di guarnigioni longobarde a Stagno, Bargi e Castiglione dei Pepoli. Tra i secoli XII e XIV le alte valli del Limentra di Treppio e del Brasimone, dopo essere state in parte possessi matildici, furono dominio dei conti Alberti di Prato e Mangona, e da questi affidate a nobili locali; la rocca degli Alberti, ai Cinghi di Mogne, era tra le poche strutture forticate del territorio e vi era annesso un piccolo edificio sacro. Altre fortificazioni si trovavano nei borghi di Stagno e Bargi, ritenuti strategici per questo settore appenninico nel controllo dei collegamenti con la Toscana. In epoca comunale i borghi montani furono motivo di contese tra Pistoia e Bologna, con diversi scontri e un susseguirsi di giuramenti di fedeltà da parte delle comunità locali ora all’una ora all’altra città. I primi decenni del ‘200 furono il periodo più aspro, poi le tensioni si affievolirono e il dominio degli Alberti, in seguito appoggiati dai conti di Panico, durò con alterne vicende fino a metà del ‘300; a essi subentrò il potere di Bologna, che cercò di amministrare il territorio tramite il Capitanato della montagna (fino al ‘400 situato a Castel di Casio) ma, troppo distante e impegnata in altri fronti, lasciò sempre ampio spazio a nobili e possidenti locali. Le vicine terre di Castiglione, allora detto Castiglione dei Gatti (forse dal celtico gat, bosco), vennero acquisite nel 1340 da Giovanni e Giacomo della casata bolognese dei Pepoli e unite ai possedimenti che il padre Taddeo aveva ricevuto in cambio dei servigi resi a Firenze nella guerra contro Pisa. I Pepoli accrebbero col tempo la loro influenza nella zona e costruirono una propria residenza nel paese per meglio controllare la vasta proprietà. Nel 1478 Giovanni Bentivoglio, signore di Bologna, acquisì molte terre nel Camugnanese, che poi concesse in enfiteusi ai precedenti proprietari. Dopo la cacciata dei Bentivoglio da Bologna, l’inizio del ‘500 vide la nascita delle contee: il governo pontificio destinò Monzuno e altre terre, tra cui Camugnano, ai Manzoli, mentre la contea di Bargi, insieme a Stagno, Suviana e Badi, venne assegnata ai Bargellini; quest’ultima venne abolita già intorno al 1530, mentre la prima contea fu revocata da Gregorio XIII nel 1575. I secoli XVII e XVIII videro il permanere del dominio pontificio, reso meno presente dal trasferimento del Capitanato a Vergato e dal prolungarsi delle dispute diplomatiche sui confini con il Granducato di Toscana e i Bardi della contea di Vernio, che si conclusero solo nel 1795 con una nuova apposizione di cippi confinari. Il passaggio delle truppe napoleoniche segnò un momento di particolare fermento, con sommosse contro le imposizioni francesi (tasse e leva obbligatoria); le agitazioni dovute alle condizioni di estrema povertà della zona si protrassero anche dopo la restaurazione pontificia, fino a che, con l’Unità d’Italia, le alte valli del Camugnanese furono riunite in un unico vasto territorio comunale che nel secolo successivo venne interessato da imponenti opere pubbliche.