Ferruccio Laffi

Il 30 settembre 1944 le truppe delle SS, dopo aver compiuto le stragi sul crinale di Monte Sole per l’intera giornata del 29 settembre, invadono il treppiede di Abelle, Colulla di sopra e Colulla di sotto, un’ampia zona che ospita questi tre poderi, gestiti da famiglie di mezzadri.

Ferruccio Laffi, penultimo e sesto figlio di Giuseppe Laffi e Clerice Donati, assieme ai fratelli Ettore e Vittorio poco prima dell’arrivo delle SS ha il tempo necessario per nascondersi tra i calanchi che costeggiano il fiume Reno, dove resta per tutto il pomeriggio. Lo spettacolo che si presenta loro quando tornano alla casa è orribile. Tutta la famiglia è stata trucidata, 18 persone di cui 14 appartenenti alla famiglia Laffi.

La stessa sorte per gli abitanti di Colulla di sopra (8 vittime) e di Abelle (7 vittime). Ferruccio, classe 1928, quando avviene la strage ha 16 anni, ha conseguito la 3a elementare, lavora intensamente nei campi a fianco dei fratelli maggiori. Il suo obiettivo è quello di essere considerato un uomo, perché lui si sente grande e maturo per assumersi le responsabilità degli adulti e per contribuire al benessere di tutta la famiglia: un uomo. Infatti questo fu il motivo che lo convince a nascondersi dai tedeschi SS, così come facevano tutti gli uomini in età militare per sfuggire alla cattura.

Tutti i membri della sua famiglia vengono uccisi sull’aia di casa, insieme ad alcuni sfollati di Bologna.

Tra gli uccisi Maria Venturi (moglie del fratello Ettore), con i suoi sei bambini tutti sotto i 13 anni e Livia Ferri (moglie del fratello Vittorio), con i suoi tre bambini sotto i 7 anni. Tra i morti l’unico uomo è il papà di Ferruccio, Giuseppe, di sessant’anni. Tra i bambini uccisi, Giovanni Laffi non aveva neppure un mese di vita.

Solo in età avanzata Ferruccio ha preso su di sè il carico-compito di mantenere viva la memoria di quei tragici giorni e non solo: nella sua narrazione compaiono il triste ricordo del fascismo, la mancanza di libertà, la guerra, la morte di tanti giovani che non fecero più ritorno in patria (i fratelli Carlo, Alfredo, Massimo morti o dispersi in Russia e Iugoslavia).

I suoi racconti, tuttora dedicati ai giovani che lo incontrano, non rappresentano solo i suoi ricordi, le sue emozioni, la sua ferita ancora forte, ma sono un modo per dare voce ai suoi cari: i genitori, i fratelli e le cognate e tutti i suoi teneri nipotini, questi compagni di vita e dei giochi spensierati in Colulla di Sotto.

Raccontare sempre, anche se è come rinnovare una sofferenza grande che non si dissolve neppure con le infinite lacrime che sgorgano dai suoi occhi, è sentito da Ferruccio come un dovere nei confronti di quelle creature che non hanno potuto gioire della vita, della sua bellezza, avendo avuto le proprie vite stroncate in modo orribile.

 

Ecco, il ricordo è per loro:

  • Laffi Giuseppe a. 60 - Donati Clarice  a. 56

 

Laffi Ettore m. a Sperticano novembre '44 a. 33 - Venturi Maria a. 37

  • Laffi Marina a.13
  • Laffi Dina a.11
  • Laffi Fernando a. 9
  • Laffi Italo a. 6
  • Laffi Pietro a. 3
  • Laffi Giovanni gg. 28

 

Laffi Vittorio m. 1974 a.55 - Ferri Livia a.32

  • Laffi Primo a. 7
  • Laffi Demetrio a. 5
  • Laffi Massimo mm. 4

 

Laffi Massimo m. ospedale militare di Bologna 1943 a. 27 

Laffi Carlo disperso a Pola 1944 a. 25

Laffi Alfredo disperso in Russia 1943 a.22

Laffi Armando detto Lino a.11

 

Scheda elaborata da Antonella Masi, guida volontaria del Parco Storico di Monte Sole-Ente Parchi Emilia Orientale, in collaborazione con Ferruccio Laffi.

Fonti
  • www.storiaememoriadibologna.it;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, Il Mulino, 2009 (pp.218-230, 586);
  • Comitato Regionale per le onoranze ai caduti di Marzabotto, Marzabotto quanti, chi e dove, Bologna, Ponte Nuovo Editrice, 1995.
  • Ferruccio Laffi, memorie e ricostruzione della propria storia di famiglia, 2018.