PARCO STORICO DI MONTE SOLE

gli itinerari

Pian di Venola-Poggiolo

Partenza: Stazione FS Pian di Venola
Tempo di percorrenza: 2 ore
Lunghezza: 6 km
Dislivello: 392m

L’itinerario ha inizio nei pressi della stazione ferroviaria di Pian di Venola (linea Bologna/Porretta Terme) usciti dalla quale, svoltando a sinistra ed attraversando i binari, ci si troverà a percorrere una strada asfaltata che dal centro di Pian di Venola ci condurrà sino all’abitato di Sperticano.
Dopo pochi metri si incontra un primo bivio. Mantenendo la destra si raggiunge un piccolo ponte sul torrente Venola, attraversato il quale, si deve percorrere un lungo rettilineo, alla fine del quale ci si trova di fronte ad un bel pero con a fianco una bacheca informativa del Parco: ci stiamo avvicinando, infatti, ad uno dei confini naturali della nostra area protetta, il fiume Reno. Proseguendo si raggiunge il ponte stradale da dove si può ammirare, verso valle, un ampio panorama su un lungo tratto del fiume, con in primo piano una doppia briglia ed un’estesa zona di greto, mentre verso monte, una tranquilla ansa dominata da un affioramento roccioso, fiancheggiata da dense fasce riparali di vegetazione arborea, dove, con un po’ di fortuna, si possono osservare aironi cenerini a caccia di cibo nelle acque basse del fiume.

Proseguendo oltre il ponte in direzione di Sperticano la strada comincia a salire e dopo circa 500 m. si raggiunge il piccolo borgo. L’elemento di maggior interesse dell’abitato di Sperticano è la bella casa-torre Fontana (risalente agli inizi del XIV secolo) situata subito a lato della piazzetta del borgo dove si trova anche una limpida fonte. Poco distante, facendo una piccola deviazione, si trovano anche la seicentesca chiesa e il trecentesco oratorio dedicati ai Santi Simone e Giuda, entrambi restaurati nel dopoguerra.
Da Sperticano l’itinerario prosegue lungo una stretta strada asfaltata che parte quasi di fronte alla fontana e sale in maniera decisa sino ad un gruppo di abitazioni sul retro delle quali ha inizio un sentiero che si inoltra nel bosco. Si prosegue salendo all’ombra di un bosco misto, caratterizzato da carpino nero e castagno, con qualche presenza di acero campestre, orniello, nocciolo e sanguinello, mentre nel sottobosco si riconoscono macchie di elleboro e primule nel periodo primaverile.
Il sinuoso sentiero prosegue in salita verso Monte Caprara, lungo un tracciato che in seguito si presenta lastricato in ciottoli, a testimonianza della sua passata importanza. In breve si raggiunge il versante settentrionale del monte dove d’estate risaltano le alte fronde verdeggianti della felce aquilina e fiorisce la rara peonia selvatica. Si prosegue quindi a mezza costa, lungo una traccia ampia e ben tenuta che si sviluppa all’interno di un castagneto da frutto, con esemplari di discrete dimensioni affiancati da sorbi domestici e ciavardelli. In corrispondenza di un cambio di direzione del percorso, nei pressi di un impluvio, si incontrano le prime tracce degli acquartieramenti risalenti alla guerra, piccoli anfratti nella roccia utilizzati come rudimentali rifugi. Si prosegue la salita all’ombra di un rado querceto a roverelle con sottobosco caratteristico, nel quale spiccano le gialle fioriture primaverili di citiso e le rosse fioriture estive di garofanino selvatico. Dopo un tratto in leggera salita si esce dal bosco e poco oltre si incontra un bivio. Proseguendo a destra si raggiunge la sella che separa Monte Caprara da Monte Sole (554 m.), un’ampia radura luminosa, attraversata da diversi sentieri. Questo pianoro erboso risulta un ambiente particolarmente piacevole, che invita alla sosta e rende possibili innumerevoli osservazioni legate alle erbe dei prati e alla fauna che li frequenta. Nel corso dei mesi primaverili ed estivi si susseguono le colorate fioriture di salvia dei prati, di trifogli, creste di gallo che si mescolano ai culmi di varie graminacee; sulle erbe volano numerose specie di insetti alla ricerca di polline e nettare, tra cui bombi, calabroni e variopinte farfalle come le colorate zigane e l’icaro. Proseguendo verso destra, si raggiunge in breve un’area scoperta, caratterizzata da affioramenti di arenaria modellati dall’erosione in forme particolarmente suggestive, in corrispondenza della quale il fondo diventa decisamente sabbioso. In questo tratto è facile leggere le impronte lasciate dagli ungulati, cinghiali e cervidi, che costituiscono la macrofauna locale. L’area è macchiata da bassi arbusti di ginestra, citiso, lantana e sulla roccia cresce una tipica vegetazione rupicola, nella quale si riconoscono i bassi cuscinetti delle boraccine, piante succulente adatte a condizioni ambientali particolarmente aride. Una deviazione sulla destra, procedendo lungo il percorso segnalato, permette di raggiungere la cima di monte Caprara dove, recenti interventi hanno riportato alla luce un tratto significativo del sistema di trincee e postazioni per la difesa, utilizzate dall’esercito tedesco durante la II guerra mondiale. Il sentiero prosegue lambendo dall’alto i ruderi di Caprara di Sopra. In questo luogo, prima dell’eccidio, vi era un gruppetto di case abitate da una decina di famiglie, quasi tutte di agricoltori. I campi, tutti sottostanti alle case, sebbene avessero un suolo ondeggiante erano, anche grazie all’esposizione, abbastanza fertili da permettere la coltivazione e la raccolta di abbondanti prodotti. Qui c’era anche la bottega del barbiere e l’osteria nella quale si vendevano diversi generi alimentari. C’era anche quella che un tempo veniva chiamata la “fontana magica”, un luogo che nei pomeriggi festivi, rappresentava il punto di ritrovo dei giovani dei borghi vicini. Accanto alla fontana, infatti, c’era un piazzale circondato da piante di alberi secolari che davano ombra a panche di sassi spesso occupate dai viandanti. V’erano vasche in cemento per la raccolta dell’acqua da utilizzare per abbeverare il bestiame ed un grande lavatoio per lavare i panni. Questo luogo venne brutalmente investito dalla violenza della guerra, vennero, infatti, distrutti interi nuclei famigliari. Nella cucina di una di queste grandi case i nazisti rinchiusero gli abitanti di Caprara e dintorni uccidendoli con il lancio di bombe a mano, mentre altre persone vennero uccise mentre tentavano di fuggire. Le vittime furono complessivamente 65. Come in altri luoghi i tedeschi diedero poi fuoco alle case. Di tutto ciò, ora, grazie ai recenti lavori di restauro, si possono osservare i ruderi di queste dimore di sasso tipiche della montagna bolognese, mentre della fontana magica non resta che un piccolo segno, un tubo nel quale scorre un filo d’acqua che si trova sulla strada che porta a Casaglia, sulla sinistra, a soli 150 m. dal borgo di Caprara.
Giunti all’incrocio con la strada il percorso prosegue verso destra in direzione S. Martino. A valle della strada si può vedere quello che resta dell’antica sede municipale di Caprara Sopra Panico (ora Caprara di Sotto). Qui vi era anche una fornace che produceva mattonelle, coppi ed altri manufatti per l’edilizia e nel medioevo esisteva un castello, del quale, purtroppo non resta alcuna traccia. Si prosegue ora in leggera discesa alle pendici del Monte Caprara, all’ombra di un rado bosco di roverelle con sporadici esemplari di acero minore e sorbo domestico. Poco più avanti ha inizio il tratto di discesa che ci accompagnerà sino al Centro Visite del Parco “Il Poggiolo”, raggiungendo, prima di lasciare la strada per prendere una deviazione sulla destra, un bel punto panoramico (482 m.). Da qui nelle giornate di buona visibilità si possono ammirare le cime più alte del gruppo del monte Cimone e del Corno alle Scale, molto evidenti se innevate. Inoltre sono visibili la cima di monte Venere (su cui spicca una grande antenna), la forma a cono di monte Acuto Vallese, Monte Salvaro (il rilievo più alto del Parco con i suoi 825 m.). Prendendo la larga cavedagna che si stacca sulla destra, si discende velocemente attraverso ampi prati un tempo tenuti prevalentemente a seminativo vitato. Ormai in prossimità del Poggiolo la cavedagna affianca un ampio invaso artificiale, circondato da una folta fascia di pioppi e salici ed una delle altane che verranno utilizzate all’alba o all’imbrunire per l’avvistamento della fauna selvatica della zona. Il raggiungimento del Centro Visite del Parco “Il Poggiolo” (411 m.) segna il punto di arrivo del nostro itinerario.

La mappa

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