IL DIARIO DEI PARCHI

Avventure dietro l’angolo di una fotografa naturalista

Incontri ravvicinati: la libellula

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Loro ci vedono così

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Visto dal bosco, un’insediamento umano, mettetevi nei panni di un’animale selvatico e provate a pensare cosa immaginano di noi.

E poi c’è la notte

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Sono i momenti di passaggio quelli in si coglie meglio la potenza della natura…

Ssssserpenti

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E se per caso vi chiedevate di cosa si nutre un rapace grande come il biancone… ecco qui una biscia dal collare (natrix natrix), non vi preoccupate, non è velenosa e a sua volta si nutre prevalentemente di rane o, qualche volta, piccoli mammiferi. Le macchie nere dietro la testa sono appunto il collareche ispira il suo nome…

Sua maestà il biancone

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Quasi due metri di apertura alare, maestoso e fiero, eccolo lì, a pochi passi da me. Il biancone (Circaetus gallicus) lo chiamano anche aquila dei serpenti, in Italia si stimano 700 coppie e una è qui. Emozioni…

Volo basso

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Il caldo non da respiro e io mi rifugio vicino all’acqua… ecco una spatola in planata (platalea leucorodia), il suo volo finirà nell’acqua… beata lei.

Gruccioni accaldati… e bellissimi

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Hanno messo a dura prova la mia resistenza, ma non è una meravigliosa colonia di gruccioni (Merops apiaster Linnaeus)? Anche loro soffrono queste temperature anomale, però qualche bello scatto me lo hanno lasciato fare…

Pensate al fresco

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Sono a fare foto un po’ speciali e fa un gran caldo. È il caldo nuovo, quello del clima che stiamo cambiando… e allora mi è venuta in mente questa cascatella e il fresco che faceva lì vicino, penso che magari possa rinfrescare un po’ anche voi…

Piccoli affamati

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Ve li ricordate i piccoli tirabusini? Sono tornata a trovarli, guardate come sono cresciuti bene e quanto è premuroso questo papà che si cava il pesce di bocca per nutrirli.

I calanchi

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E da uno sbuffo di ginestre spuntano all’improvviso i calanchi, il confine tra la terra brulicante di vita e il continuo mutare del paesaggio, come le dune nel deserto, come le onde nel mare…

Il diario fotografico di

Daria Victorini

Sono scappata dagli studi di posa, da un mondo del quale non facevo più parte e ora mi aggiro tra i boschi e il cielo.

Non c’è dubbio, è qui che devo stare è a questa dimensione a cui appartengo. Magari sarà solo una fase della mia vita, magari sarà per sempre, ma ora voglio raccontare quanto sia ricco, meraviglioso, complesso e fragile quello che è rimasto della natura.

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