Le marne e le calcareniti sono le rocce che caratterizzano i rilievi più pronunciati del Parco: di colore chiaro, a tratti rivestite da boschi radi, si staccano vistosamente dai calanchi..

Lungo gli scoscesi versanti del rio Ramato e i contrafforti delle pendici meridionali della Cucherla e di Monte Gennaro, affiorano le rocce marnose e calcarenitiche che caratterizzano i rilievi più pronunciati del parco. Ai piedi dei due colli è evidentissimo il passaggio dalle argille alle più chiare rocce soprastanti, sottolineato da un netto gradino morfologico e dal mutamento della copertura vegetale: le ripide balze rocciose, a tratti rivestite da un rado bosco, si staccano vistosamente dai calanchi, la cui discontinua copertura vegetale è soprattutto formata di praterie e arbusteti. Osservandole da vicino, le rocce rivelano tonalità che vanno dal beige all’avana, una stratificazione talora difficile da distinguere e una granulometria molto variabile.

Le particelle che formano queste rocce si sedimentarono infatti durante il Miocene medio (17-15 milioni di anni fa) in bacini marini poco profondi sopra le già deformate “Argille scagliose” e sono perciò dette Epiliguridi (che stanno sopra alle Liguridi). Durante questo periodo i fondali si approfondirono progressivamente, passando da sedimenti più grossolani (arenarie e calcareniti) a sedimenti fini (marne siltoso-sabbiose), che qui affiorano con evidenza lungo il rio Ramato. Appartengono a un’unità geologica molto estesa nell’Appennino emiliano, la Formazione di Bismantova, che prende il nome dalla celebre rupe della montagna reggiana.

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