Passeggiando per il parco può capitare di osservare nel terreno o in alcuni affioramenti rocciosi piccoli frammenti di colore bianco e, con un po’ di fortuna, interi gusci fossili di molluschi marini…

Gasteropodi come la tondeggiante Natica o Turritella, dalla lunga spirale, bivalvi come Pecten e Amussium, resti di coralli come Flabellum, dalla tipica forma a cono appiattito.

I fossili si trovano sia tra le arenarie alla sommità dei rilievi principali, sia tra le argille grigio azzurre magnificamente esposte nei calanchi del rio Paraviere e risalgono tutti al Pliocene (5-1,8 milioni di anni fa), quando l’area padana era occupata da un profondo golfo marino che lambiva i rilievi collinari in parte emersi. In questo periodo i fondali andarono approfondendosi e nella zona di Monteveglio, come in altre fasce dell’Appennino bolognese, si verificò il graduale passaggio da ambienti di spiaggia (con sedimentazione di arenarie) a fondali più profondi (con sedimentazione di argille). Nel parco questa transizione si legge bene lungo il rio Paraviere, dove le prime, di colore giallo dorato, formano il versante sinistro, con una giacitura degli strati inclinata verso il fondovalle, in prossimità del quale si passa alle argille grigio azzurre del versante opposto.

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