Rocce antichissime, dalla storia travagliata e affascinante, le argille scagliose si presentano come un miscuglio variopinto e disordinato: strisce dai toni grigi, bianchi, neri, viola, rossi, verdi, che disegnano forme bizzarre…

Un insieme di rocce diverse che devono la loro origine alla sedimentazione su fondali marini profondi posti in corrispondenza e ai margini di un’antica area oceanica che si aprì tra la fine del Giurassico e il Cretacico (140-80 milioni di anni fa) e che i geologi chiamano Oceano Ligure (nelle montagne della Liguria sono conservate le più significative testimonianze della sua esistenza). Dalla chiusura di questo piccolo braccio oceanico ha avuto origine la catena appenninica e nel corso dell’orogenesi, durata molti milioni di anni, le Argille scagliose hanno compiuto spostamenti di molti chilometri, deformandosi sino a diventare lo sconvolto miscuglio che si osserva oggi.

Esse formano la base d’appoggio per le formazioni geologiche più recenti e negli ultimi decenni sono state indicate con vari nomi: Complesso Caotico Eterogeneo, Complesso Alloctono, Alloctono Indifferenziato, Mélange sedimentari o tettonici, Liguridi.

Al loro interno si trovano interessanti mineralizzazioni: piriti, marcasiti, bariti (di cui i calanchi della zona sono notoriamente ricchi), calciti e septarie (in particolare a Pan Perso).

In queste unità la matrice prevalente, formata da argilliti (argille che hanno subito forti trasformazioni diagenetiche) e argille, avvolge frammenti di calcari e arenarie ai quali si aggiungono, nelle “Argille Scagliose”, anche ofioliti. Queste ultime, che forniscono la più diretta testimonianza dell’antico oceano, sono composte da un’alternanza di lembi di rocce magmatiche e metamorfiche, cioè di brandelli di quello stesso materiale roccioso che anche oggi forma i fondali oceanici. Lungo il crinale tra Limentra e Brasimone, in prossimità di Serra del Zanchetto, se ne può ammirare un interessante affioramento che si estende verso la sella di Poranceto. Si tratta di rocce dai toni scuri, che vanno dal nero al blu-azzurrognolo delle serpentiniti, fino al verde acqua delle porzioni tenerissime e untuose al tatto per l’abbondanza di talco. In questo particolare affioramento si incontrano ammassi di dimensioni variabili dove spiccano, come in un insolito manto maculato, due minerali diversi: lo scuro e metallico pirosseno, dai riflessi verde oliva, e il latteo plagioclasio, che formano il gabbro “eufotide”, una roccia tipica di queste ofioliti, ricca in silicati di ferro, magnesio e calcio, che si è formata a partire da un magma basico che si solidificò molto lentamente in sacche magmatiche sotto le antiche dorsali che attraversavano l’Oceano Ligure.

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