Nel variegato paesaggio del parco boschi, macchie e fasce boscate non sono molto estesi. In prevalenza si tratta di boschi cedui modellati dagli interventi dell’uomo, che nei secoli ha destinato i terreni più produttivi all’agricoltura, mantenendo lembi boscati come riserve di legname per il riscaldamento e per vari impieghi nel podere.

I boschi si trovano in prevalenza sui versanti ripidi o esposti a nord e si interrompono in maniera anche repentina, questa volta per cause naturali, quando dai terreni marnosi si passa alle aree calanchive, dove le argille non consentono la crescita di un bosco stabile. La loro composizione è legata alle condizioni climatiche della fascia pedecollinare e risente in primo luogo della diversa esposizione dei versanti.

I pendii soleggiati ospitano boschi xerofili, cioè soggetti a periodi di aridità soprattutto nei mesi estivi, dominati da una quercia, la roverella, alla quale si accompagnano orniello o frassino minore e arbusti di citiso, vescicaria, coronilla, viburno. Nei cedui più sfruttati la robinia, una specie nordamericana assai invasiva, si è sostituita al querceto formando macchie anche estese. Nel sottobosco tappezzato di graminacee emergono i fusti sempreverdi di pungitopo e in primavera spiccano i fiori rosati di erba limona comune; ai margini del querceto compaiono le infiorescenze di Orchis purpurea, Orchis simia, Limodorum abortivum e altre belle orchidee.

Sui versanti ombrosi crescono boschi misti di tipo mesofilo, caratterizzati da una maggiore umidità per tutto l’anno, dove alla roverella si uniscono carpino nero, orniello, acero opalo, nocciolo, sanguinello, fusaggine, corniolo e i fusti lianosi di edera, tamaro, caprifoglio. Il sottobosco, ricco di muschi e funghi, ha momenti di particolare bellezza all’inizio della primavera, quando le fioriture delle specie nemorali formano un variopinto tappeto, nel quale alle precoci primule succedono erba trinità, anemone dei boschi, viole e polmonaria. D’autunno è il rosa intenso dei ciclamini a colorare il tappeto di foglie cadute, che trasformandosi in humus forniranno nutrimento e sostanze minerali per una nuova stagione. Dove il versante è più ripido il bosco si spinge sino al fondovalle e nelle vallette più incassate il microclima favorisce la presenza di specie erbacee tipiche di zone più elevate: negli angoli più freschi e ombrosi candide macchie di bucaneve annunciano la fine dell’inverno.

Lungo i fondovalle dei torrenti e dei rii principali e intorno alle piccole raccolte d’acqua artificiali si incontra una vegetazione di tipo igrofilo, caratteristica dei luoghi con elevata e costante umidità. Sulle sponde del rio Ramato vegetano pioppi e salici insieme a sambuchi, noccioli, carpini neri e carpini bianchi (una specie tipica dei boschi freschi oggi poco frequente). Nei tratti invasi periodicamente dalle acque abbondano carici ed equiseti e spiccano le fioriture rosate di canapa acquatica e le ampie foglie di farfaraccio.

Una sottile fascia di vegetazione igrofila sottolinea anche il corso del Marzatore, sempre formata da pioppi e salici e a tratti dominata dalla onnipresente robinia, mentre più ampia e complessa è la formazione che accompagna il Samoggia. A valle di Monteveglio nella fascia perifluviale del torrente, insieme a macchie di salice bianco, pioppi, ontani, compaiono individui adulti di farnia, la quercia tipica della pianura.

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