I calanchi ospitano una vegetazione assai discontinua, caratterizzata da specie erbacee in grado di resistere alle condizioni estreme dovute all’instabilità del terreno e alle proprietà chimico-fisiche dell’argilla;  la forte riduzione del suolo utile, la scarsità d’acqua e la maggiore concentrazione di sali nel terreno mettono infatti a dura prova la sopravvivenza delle piante.

Tra le specie più caratteristiche figurano astro spillo d’oro (Aster linosyris), i cui tenui capolini gialli compaiono in estate, gramigna selvatica e sulla, dalle vistose macchie di fiori rosso-violacei. Meno diffuse sono carota selvatica e scorzonera delle argille (Podospermum canum) e di comparsa occasionale è l’ononide di Masquillieri (Ononis masquillierii), una leguminosa a fiori rosati endemica di Emilia-Romagna e Marche. Dove l’acqua ristagna si possono incontrare macchie di farfaro e erba ceppitoni, entrambe composite a fiori gialli, e in estate le fioriture di centauro giallo (Blackstonia perfoliata), una genzianacea che frequenta anche zone aride e sassose. Dopo un ennesimo movimento del terreno, nei punti tornati stabili compaiono anche in questo caso gli arbusti pionieri (ginepro, ginestra, rose selvatiche, sanguinello e saliconi dove l’umidità è più elevata), a volte accompagnati da giovani ornielli e roverelle provenienti dai boschi ai margini dei calanchi.

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