Castelli, chiese e monasteri

Durante il periodo medievale il territorio dei gessi bolognesi era caratterizzato da piccoli centri abitati sparsi sui rilievi, in genere fortificati e riuniti intorno a un castello o a una pieve. S. Pietro di Ozzano, ad esempio, uno dei fortilizi a difesa della Via Emilia, ebbe origine dagli abitanti di Claterna che, dopo la distruzione della città nel V secolo, si rifugiarono sulla vicina collina.

Poco oltre si incontra la Pieve di Pastino, che esisteva già nell’XI secolo e dalla quale successivamente dipenderà la rete di parrocchie della zona; decaduta nel XV secolo e sopravvissuta solo come oratorio fino alla fine dell”800, fu poi trasformata in abitazione civile.

Non lontano dalla pieve, e a essa storicamente collegato, sorgeva il monastero femminile di S. Cristina, che aveva vasti possedimenti nella zona.

Il monastero, demolito nel 1769, era situato nelle vicinanze del lungo crinale tra i calanchi noto come Passo della Badessa.

Del monastero rimane memoria soltanto nella figura della Badessa Lucia, poi Beata Lucia da Settefonti.

Una romantica leggenda vuole che Lucia, dopo la morte, abbia miracolosamente salvato dalla prigionia in Terrasanta un giovane della nobiltà bolognese, che era solito risalire l’impervio crinale fino alla chiesa per intravederla durante le funzioni religiose.

I ceppi che imprigionavano il giovane e la salma di Lucia sono conservati nella vicina chiesa di S. Andrea, sulle pendici di Monte Arligo. Sempre nel territorio di Ozzano, nei pressi di Mercatale, non lontano dal parco, si trova l’Abbazia di Monte Armato; restaurata dopo l’ultima guerra, la sua semplice architettura romanica e la suggestiva posizione un po’ appartata, la rendono sicuramente meritevole di una visita.

Sul versante destro dell’Idice, già in comune di San Lazzaro, sorge Castel de’ Britti, antico borgo fortificato allo sbocco del torrente in pianura, in posizione dominante su uno sperone di gesso affiorante. Tra le località del parco é quella di piú antica memoria, citata in un documento dell’VIII secolo come “Castro Gissaro, quod dicitur Britu”.

Appartenuto a Matilde di Canossa e poi passato a Bologna, venne distrutto e ricostruito varie volte, a testimonianza della sua importanza strategica; restano tracce delle mura, un arco di entrata diroccato e la chiesa, di origine trecentesca, dedicata a S. Biagio.

Anche nelle alture gessose intorno alla Croara si trovavano centri fortificati: una scrittura del 1084 parla di un castello “quod vocatur Corvaria”, probabilmente nella attuale località “il Castello”; a poca distanza, la piccola comunità di Miserazzano, di cui resta il ricordo nel nome dell’altopiano, possedeva una chiesa e forse un edificio fortificato, dove poi venne costruita la rosseggiante villa ottocentesca dei conti Negri.

Lungo via della Croara rimane, infine, la chiesa omonima, che un tempo faceva parte dell’Abbazia di Santa Cecilia, di fondazione anteriore al Mille.