Franco Fratta

Franco nasce a Bologna nel 1927. Nel 1944 aveva 15 anni, era un ragazzo ma già lavorava alla Ducati, una fabbrica di Bologna.

Vi lavoravano dei partigiani che lo convinsero a far parte dei loro gruppi e così Franco, all’insaputa della sua famiglia, divenne un partigiano della 7° Brigata GAP Garibaldi “Gianni”. Questo gruppo armato, dopo l’Armistizio, organizzava attentati contro gerarchi del rinato partito fascista e comandi tedeschi, oltre che in luoghi di ritrovo di militari nazisti e fascisti, quali ristoranti, circoli, case di tolleranza...

In una di queste operazioni Franco fu ferito ad un ginocchio. I compagni lo soccorsero e lo portarono in un loro rifugio vicino al fiume Reno nella zona bolognese di Casteldebole. I genitori furono informati che il ragazzo era ferito. Un partigiano del gruppo fu catturato e sotto tortura rivelò il rifugio dei compagni di lotta. Vennero tutti catturati, Franco ferito fu portato in ospedale e curato. In seguito tutti i suoi compagni furono fucilati dai nazifascisti; lui, forse per la sua giovane età, fu risparmiato ma cominciarono gli interrogatori per avere informazioni sui suoi compagni. Venne denudato e torturato, ma non parlò. Venne poi mandato nella prigione dei Discoli di Bologna. La famiglia abitava a pochi metri dalla prigione; la madre andava tutti i giorni a portare da mangiare a questo ragazzino e controllare se lo trasferissero.

Infatti lo fecero più volte ma lei con caparbietà riuscì sempre a conoscere la nuova destinazione. I trasferimenti avvenivano in un camion militare che la madre seguiva in bicicletta; i soldati deridevano quella piccola donna che faticava per non perdere di vista il figlio e talvolta appositamente acceleravano la marcia.

Franco fu interrogato ripetutamente e per ben tre volte portato in piazza per essere fucilato; fu sempre la madre a salvarlo supplicando chiunque potesse aiutarlo, parlando col Prefetto... In seguito venne preso in custodia dal fascista Renato Tartarotti, conosciuto a Bologna come il torturatore dei partigiani.

Franco per qualche motivo “venne preso a ben volere da questo criminale”, il suo ginocchio fu curato nella stessa villa di Pianoro, una località vicina a Bologna, dove i partigiani venivano torturati: Franco ne sentiva le urla.

In seguito Franco venne preso dai tedeschi che continuarono ad interrogarlo ed a minacciarlo, lo costrinsero anche a scavarsi la fossa. La famiglia sapeva dove Franco fosse imprigionato. Con l’aiuto di Ada, sorella di Franco, una ragazza molto bella che attirò l’attenzione dei militari tedeschi, alcuni partigiani riuscirono a liberalo e a nasconderlo in una casa del centro storico di Bologna, con l’intenzione poi di farlo espatriare.

Per non farlo riconoscere pensarono di tingergli i capelli, ma di sera non c’era la luce e decisero di farlo l’indomani. Quel giorno era il 21 aprile 1945, gli Alleati entrarono in Bologna. Il padre appena capì cosa stava succedendo, sapendo dove era rifugiato il figlio, lo raggiunse ed urlando lo chiamò fuori...Franco pensò che il padre fosse impazzito.... era il giorno della Liberazione di Bologna e così il ragazzo si salvò.

Rimase per sempre menomato per quel ginocchio colpito negli scontri e il cuore della coraggiosa madre si ammalò per le tante angustie subite. Franco a 17 anni fu assunto in ferrovia, poi si sposò, ebbe un figlio e morì d’infarto a 63 anni. La sorella minore, Anna Fratta, racconta con molta lucidità le vicende della sua famiglia negli anni della guerra e nel periodo della Resistenza. Era piccola, aveva 4 anni allora ma i ricordi sono rimasti impressi nella sua mente perché furono emozioni molto forti.

E così, ascoltando le sue parole, par di vedere questa figura di madre così determinata e questo ragazzo scherzoso ma che già aveva scelto di lottare contro i fascisti all’insaputa della famiglia. La signora Anna ci chiede di ricordare queste persone che più di settanta anni fa hanno lottato e patito insieme ai tanti, meno fortunati, che sono morti per la riconquista della libertà e della democrazia, di ciò che noi abbiamo avuto in eredità. Pensa che sia nostro dovere difendere queste conquiste vigilando affinché questi fatti dolorosi non si ripetano.

Scheda elaborata da Gloriana Roveri guida volontaria del Parco storico di Monte Sole-Ente Parchi Emilia-Orientale

Fonti

 

Intervista di Gloriana Roveri ad Anna Fratta, sorella del partigiano Franco Fratta.

Sito: www.storiaememoriadibologna.it