La famiglia Luccarini

Gaetano Luccarini e la moglie Maria Tonelli, contadini, nel 1940 si stabilirono con la famiglia alle Calvane, un podere di proprietà della Chiesa, vicino a San Martino, nella parte Sud dell’altopiano di Monte Sole. Alle Calvane c’erano una abitazione con una grande cantina, una stalla per le mucche con il fienile, un pollaio e un forno, una vigna, alberi da frutto, campi coltivati a grano con un’ottima resa; ciò permetteva alla famiglia di Gaetano di aiutare anche quella della cognata Giacinta che poco prima era rimasta vedova. Vicino al podere c’era una fonte di acqua solforosa e ogni giorno i Luccarini ne portavano un fiasco all’arciprete.

Gaetano e Maria ebbero molti figli: Prima, Imelde, Aldo, Antonio, Albina, Luigi, Anna, Rita, Cesare. Dal 1940 fece parte della famiglia anche Carlo Bertucci, un bambino affidato ai Luccarini dalla madre.

Prima e la sorella Imelde, divenute ragazze, furono mandate "a servizio", cioè a fare le domestiche, a Bologna; nel 1943 tornarono dalla città per via dei bombardamenti sempre più pesanti. Aldo combatté durante la seconda guerra mondiale poi, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, ritornò alle Calvane e, dal gennaio 1944, fece parte della Brigata Stella Rossa, la locale formazione partigiana. Antonio l’8 settembre ‘43 aveva suonato le campane per la gioia dell’armistizio; lavorò nella TODT, un’organizzazione tedesca che costruiva le infrastrutture per l’esercito. Dal giugno del 1944 entrò poi nella Brigata Stella Rossa dove già militava il fratello Aldo. Nel 1943 Imelde si sposò con Bruno Monari, del Poggiolo, e si trasferì nella famiglia del marito. Dal '43 al '44 la famiglia Luccarini arrivò ad ospitare alle Calvane oltre venti persone sfollate da Bologna in cerca di un rifugio sicuro, inclusa la famiglia del parroco don Ferdinando Casagrande che nell’autunno '44 abbandonò il fondovalle per il costante pericolo. Nell’estate '44 infatti la linea del Fronte si stava progressivamente avvicinando a San Martino e molti pensavano che la guerra sarebbe finita presto. L’altopiano di Monte Sole era però controllato dai partigiani della Brigata Stella Rossa e i tedeschi avevano la necessità di "bonificarlo", trattandosi di un'area strategica perla propria difesa.

Il 29 settembre, alle 5 di mattina, Antonio era di pattuglia. Salendo verso Monte Sole vide i primi fuochi di case bruciate verso la Creda e Cadotto. Diede l’allarme al comando della sua compagnia. Aldo si trovava sopra San Giovanni: vide i nazisti salire dalla Quercia poi, più tardi, le uccisioni degli abitanti di quella località. 

Gaetano andò nel bosco sotto il cimitero di San Martino insieme alla famiglia di Don Casagrande. Maria, con i figli più piccoli, si rifugiò nella chiesa di San Martino. Il parroco Don Ubaldo, dopo una benedizione, si incamminò verso la località di Casaglia.

Arrivarono nel borgo di S. Martino dei soldati appartenenti alle SS, minacciarono i presenti poi si ritirarono. A sera Maria decise che avrebbe passato anche la notte in chiesa con i figli più piccoli. La figlia Imelde, invece, convinta dalla suocera, si rifugiò nel bosco. Tornò la mattina del 30 settembre per convincere la mamma Maria a seguirla con i fratellini nel bosco ma non ebbe successo e con il cognato Giovanni Monari, paralizzato, sulle spalle, si allontanò verso il Poggiolo.

Verso mezzogiorno Aldo, nascosto nel bosco, vide le SS circondare il borgo di San Martino e raggiungere la chiesa. Dal gruppo degli accerchiati qualcuno urlò qualcosa, una SS impugnò la pistola poi si avvicinò a un ragazzo che zoppicava e gli sparò. Dante Paselli cadde a terra, sua moglie con il loro figlio in braccio cominciò ad urlare e fu uccisa insieme al bambino.

Le SS radunarono le persone nell’aia dei Lorenzini, i contadini del borgo, e usarono contro di loro le mitragliatrici, poi le pistole; infine le bruciarono. Solo dopo qualche tempo fu possibile seppellire i morti in una fossa comune scavata dentro il cimitero di San Martino. Gaetano Luccarini perse per sempre la moglie Maria Tonelli, i figli Prima (24 anni), Albina (15 anni), Anna e il suo gemello Luigi(12 anni), Rita (9 anni), Cesare ( 6 anni) e Carlo Bertucci, il bambino di 4 anni che gli era stato affidato.

Con Gaetano sopravvissero i figli Aldo, Antonio e Imelde.

Oggi sono i figli e i nipoti di Aldo, Antonio e Imelde a ricordare quel tempo e quegli avvenimenti: alcuni di loro hanno il nome dei loro cari uccisi durante la strage di Monte Sole, i cui resti sono custoditi nel Sacrario di Marzabotto.

Scheda elaborata da Maurizia Nannetti, guida volontaria del Parco Storico di Monte Sole- Ente Parchi Emilia Orientale

Fonti

Gian Luca Luccarini -Luigi Luccarini, La famiglia Luccarini dalla Rabatta di Monzuno alle Calvane di San Martino di Caprara e la strage di Marzabotto, pubblicazione on line, aprile 2006;

Luca Baldissara-Paolo Pezzino, Il massacro, Bologna, Il Mulino, 2009;

Luciano Gherardi, Le querce di Monte Sole. Vita e morte delle comunità martiri fra Setta e Reno (1898-1944 ), Bologna, Edizioni Dehoniane, 2014;


Sito: https://www.storiaememoriadibologna.it/