Salvina Astrali

Salvina aveva 16 anni nel settembre 1944. La sua famiglia era composta dal padre Arrigo, dalla madre Cesarina, da sei sorelle, un fratello e da Edmea, una "bastardina" che viveva con loro. Erano mezzadri nel podere “Saligastro” vicino alla Quercia, ai piedi di Monte Sole lungo la valle del Setta, ma poi si trasferirono a Caprara di Sopra.
Da qui il padre andava a Monte Adone a piedi, lavorava alla costruzione della ferrovia Direttissima Bologna-Firenze. La madre allevava bachi da seta ed i figli l’aiutavano raccogliendo foglie di gelso. Da Caprara, Salvina andava a scuola a piedi fino a Cerpiano.
Per migliorare le condizioni di vita la famiglia Astrali si trasferì a Villa d'Ignano, un altro piccolo borgo nei pressi di Monte Sole, erano i contadini del prete ed abitavano in una casa colonica insieme ad una famiglia sfollata. Nell’estate del '44 cominciarono i rastrellamenti ed i bombardamenti, uno di questi causò il ferimento del padre Arrigo. Il 28 settembre la madre decise che tutta la famiglia doveva ritornare a Caprara, pensava fosse un luogo più sicuro. Era il giorno prima della strage. Salvina quella sera ritornò con altre donne a Villa d’Ignano per prendere le mucche che erano rimaste là.
Da Caprara, all’alba del 29 settembre, già si vedevano le case bruciare ai piedi dell’altopiano di Monte Sole. La madre Cesarina convinse il marito ad allontanarsi e a nascondersi nei boschi temendo un rastrellamento, certa che donne e bambini non fossero in pericolo. Salvina, tornando da Villa d’Ignano, incontrò il padre che le disse di non andare a Caprara, era pericoloso; poi, a Tura, un podere poco distante, un gruppo di partigiani la convinse a fermarsi lì per la notte. La mattina dopo a Tura arrivarono due sorelle di Salvina, Paola e Maria: erano in condizioni terribili e non fu facile riconoscerle.
Sopravvissute all’eccidio di Caprara, una non riusciva a vedere ma, camminando, aveva portato in spalla la sorella gravemente ferita che dall’alto le indicava il sentiero da seguire. Raccontarono che a Caprara erano morti tutti e che si erano salvate perché protette da una credenza e dal corpo di altre persone morte. Dissero anche che, tra coloro che avevano sparato, c’erano degli italiani. A Caprara Salvina perse la mamma e tre sorelle: Anna Rosa, Gabriella e Ida.
Il padre Arrigo decise di tornare a Villa D’Ignano con le tre figlie sopravvissute. Trovando la casa distrutta, si rifugiarono in cantina ma i tedeschi li scoprirono e li scortarono fino a Fontana, prima di Sasso Marconi, allontanandoli dalla zona dell’Eccidio.
Dopo la Liberazione tornarono a casa ma trovarono un ammasso di macerie, dovettero dormire in una rimessa per carri agricoli.
Una notte ritornò il fratello Alfonso che era militare e, poco dopo, dalla Germania tornò un amico di Salvina, Augusto Iubini; egli sposerà Salvina e dalla loro unione nasceranno tre figli in tre anni. Abiteranno a Pian di Venola, una frazione di Marzabotto, insieme al padre di Augusto, Primo, che nell’eccidio di Caprara di Sopra aveva perso tutto il resto della famiglia.
Ma la sorte si accanisce ancora su Salvina … Nel 1949 è già vedova, il marito Augusto rimane ucciso nell’esplosione di una mina proprio a Caprara dove i caduti della famiglia Astrali e Iubini sono sepolti in una fossa comune.
Seguono anni difficili, le figlie di Salvina, Maria e Lucia, verranno accolte in collegio a Bologna ma saranno anni di sofferenza; Bruno, il figlio più piccolo, rimane con la madre che è alla continua ricerca di una occupazione.
La famiglia può riunirsi solo nel 1963 quando Salvina avrà un lavoro sicuro e l’aiuto delle figlie ormai adolescenti.
Salvina Astrali ha sempre vissuto a Pian di Venola.
I resti delle vittime appartenenti alle famiglie Astrali e Iubini sono attualmente custoditi nel sacrario di Marzabotto, anche quelli del marito di Salvina.

Scheda elaborata da Maurizia Nannetti e Gloriana Roveri, guide volontarie del Parco Storico di Monte Sole-Ente Parchi Emilia Orientale

Fonti

Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il Massacro, Bologna, Il Mulino, 2009;
Anna Rosa Nannetti, Dal buio, la luce. La vita dopo gli eccidi, Marzabotto, Associazione dei Familiari delle Vittime degli eccidi nazifascisti dei Comuni di Grizzana, Marzabotto, Monzuno e territori limitrofi, 2011;
Intervista a Salvina Astrali e Maria Iubini, Centro di Documentazione di Marzabotto, 24/01/2017;
www.storiaememoriadibologna.it
www.montesole.org
www.montesole.eu