L'eccidio

L’interesse dei tedeschi per l’altopiano di Monte Sole cresce in proporzione all’avanzata degli Alleati. Fino all’agosto (ovvero sostanzialmente fino alla liberazione di Firenze) il nemico si trova ancora in una zona relativamente lontana, ma dopo lo sfondamento delle difese lungo l’Appennino tosco-emiliano, nell’agosto-settembre 1944, il controllo del crinale Setta-Reno diviene di vitale importanza per l’esercito tedesco: l’area di Monte Sole è infatti l’ultimo ostacolo naturale prima di Bologna e la prospettiva peggiore per i tedeschi è di rimanere imprigionati in un duplice attacco partigiano e alleato.

In questo mutato contesto strategico, per preparare la difesa e un’eventuale ritirata, i tedeschi hanno bisogno di eliminare qualsiasi ostacolo all’esercizio della loro autorità. La soluzione più drastica e brutale viene adottata: spazzare via da Monte Sole ogni forma di resistenza, eliminare definitivamente le condizioni per la sopravvivenza della Stella Rossa facendo tabula rasa di uomini e cose.

L’operazione contro la Stella Rossa, di cui è responsabile il maggiore delle SS Walter Reder, scatta all’alba del 29 settembre 1944, quando reparti delle SS e della Wehrmacht, danno inizio ad un violento rastrellamento accompagnato da eccidi, razzie e incendi. I tedeschi impiegano almeno 1500 uomini armati di mitra, mortai, lanciafiamme, cannoni; i partigiani in quel momento sono circa 500 e dispongono di un equipaggiamento del tutto inferiore a quello tedesco, da tempo non ricevono più aiuti dagli Alleati e non dispongono di armi pesanti.

La Stella Rossa, accerchiata, tenta di respingere il nemico con cui si scontra a Cadotto, ai piedi di Monte Sole e Monte Caprara, su Monte Salvaro e in altre località, ma la differenza fra le forze in campo è tale che lo scontro è insostenibile. Nei vari assalti perdono la vita numerosi partigiani fra cui lo stesso comandante Mario Musolesi. La morte di Musolesi, la violenza con cui i tedeschi si scagliano contro tutto e contro tutti, la sproporzione di mezzi, determinano lo sbandamento della Stella Rossa e il suo successivo scioglimento: gruppi di partigiani passano il fronte e si uniscono agli Alleati oppure raggiungono altre formazioni partigiane; non mancano definitivi abbandoni della lotta armata.

Anche i civili vengono colti di sorpresa. Alle prime avvisaglie del rastrellamento gli uomini abili si rifugiano nei boschi, per non correre il rischio di essere uccisi o catturati per i lavori forzati. Gli altri abitanti di Monte Sole che nutrono l’errata speranza che contro donne, vecchi e bambini i tedeschi non infieriranno, si raccolgono invece nei luoghi apparentemente più sicuri: le chiese, i rifugi antiaerei, le stesse abitazioni. Il rastrellamento si rivela di una brutalità che va oltre ogni aspettativa: fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944 vengono massacrate 770 persone, nei modi più violenti e brutali, nelle case, nei luoghi di culto, nei rifugi, in decine e decine di località. Diverse testimonianze raccontano della presenza di fascisti insieme ai tedeschi. Le uccisioni continuano anche dopo quei giorni infernali e alla fine della guerra i comuni di Marzabotto, Monzuno e Grizzana contano 955 uccisi per mano dei nazifascisti.

Di questi 216 sono i bambini, 316 le donne, 142 gli anziani, cinque i sacerdoti. A questo tragico bilancio di morte vanno sommati anche i caduti per cause varie di guerra, 721 nei tre comuni. Sono uomini, donne e fanciulli morti nei bombardamenti, al fronte, nei campi di prigionia, per malattie legate allo stato di guerra e per lo scoppio di mine che continuano a seminare morte persino dopo la cessazione del conflitto.