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Karaton – un partigiano della brigata Stella Rossa

Dalla fine del 1943 al settembre 1944 a Monte Sole operò la brigata Stella Rossa, guidata da Mario Musolesi, detto il Lupo. Ne facevano parte essenzialmente giovani della zona, ma a partire dall’estate del ’44 vi confluì un certo numero di russi, tutti rimasti nell’anonimato, tranne uno, conosciuto per la forte personalità, la eccezionale forza fisica, ma anche la grande umanità e generosità.

Nemmeno di lui però si conoscono i dati anagrafici, se non il nome di battaglia: Karaton, o Caraton. Era un ufficiale sovietico, fatto prigioniero in URSS dai tedeschi e portato in Italia, forse a lavorare alla fortificazioni della Linea Gotica: fuggito con due compagni, si unì alla brigata Stella Rossa alla fine di luglio del ’44 e dimostrò presto il suo valore durante la battaglia di Monte Oggioli, nei pressi di Pietramala, tra l’Emilia e la Toscana, dove in quelle settimane operava la formazione partigiana. Ai primi di settembre arrivarono altri 9 russi, che erano aggregati a un gruppo tedesco della sussistenza acquartierato alla Berleta di Marzabotto. Fu Mario Zebri, un contadino di Colulla di Sopra, un podere dell’acrocoro di Monte Sole, che li accompagnò in brigata, ma Gianni, il vicecomandante, lo sgridò aspramente perché era pericoloso portare in brigata così tanti soldati armati senza conoscere fino in fondo il loro pensiero.

I nove furono tuttavia accettati, ma a metà settembre, sempre dalla Berleta, ne arrivarono altri trentacinque. Al comando ci fu un’accesa discussione perché l’arrivo di una quarantina di soldati bene armati avrebbe potuto mettere in pericolo la sicurezza della brigata. Alla fine Lupo, dopo aver sentito il parere di Karaton, decise di accoglierli, e glieli affidò tutti e 44. Karaton li schierò in riga a Caprara, nei pressi di Monte Sole, e fece loro un lungo discorso. Urlava in modo impressionante. Ferruccio, vice commissario della brigata, gli chiese che cosa avesse detto e Karaton rispose: “Ho detto che se da oggi in avanti non combattono… devono morire, devono morire per riscattarsi dall’aver indossato la divisa tedesca, altrimenti quando ritorneranno in Russia li farò fucilare tutti“. Molti furono poi distribuiti tra le varie compagnie. Una ventina, invece, comandati da Karaton, costituirono una squadra aggregata al 3° battaglione della Stella Rossa, acquartierata in una posizione strategicamente importante per la brigata, il Poggio di Casaglia, sempre nei pressi di Monte Sole. Otello Musolesi, comandante del battaglione, integrò la squadra dei russi con due cecoslovacchi e due italiani: Gino Mastacchi, che conosceva il russo, con la funzione di interprete, e Gastone Sgargi con la funzione di mantenere i collegamenti.

È da Sgargi che abbiamo molte preziose informazioni, contenute in una lunga intervista del 2003:

era un uomo sui 35-38 anni, veniva dal Kazakistan, era stato nell’armata rossa e aveva un’esperienza formidabile di soldato. Sentiva il disonore di essere stato fatto prigioniero e non aver combattuto fino alla morte, come era la direttiva del governo sovietico.

Quando fu ferito ad una gamba, Sgargi sentì la partecipazione umana e confortante di Karaton alla sua sofferenza. In combattimento si lasciò contagiare dal suo coraggio e dal suo impeto: quando andavano all’assalto buttavano le bombe e gridavano “hurrà Stalin” perché, precisa, per loro dopo la battaglia di Stalingrado Stalin e la Russia rappresentavano il capovolgimento delle sorti della guerra. Ricorda una canzone di allora:

Ecco s’avanza uno strano soldato

vien dall’oriente non monta destrier

la man callosa ed il volto abbronzato

è il più glorioso di tutti i guerrier

Non ha pennacchi e galloni dorati

ma sul berretto e scolpito nel cuor

porta la falce e il martello incrociati

che son l’emblema del lavor.

Era un valoroso soldato, ma capace anche di atti semplici: lo ricordava, in un’altra intervista, Dino Carabi, anche lui partigiano della Stella Rossa. Proprio il giorno in cui suo fratello, di diciannove anni, volle unirsi alla brigata, ci fu un grande rastrellamento tedesco nell’area e, nel corso di uno spostamento, il loro gruppo incontrò un gruppo nemico. Il ragazzo si spaventò tanto che venne colpito da un fortissimo mal di pancia: ma ogni volta che doveva appartarsi nel bosco, c’era Karaton che faceva la guardia per proteggerlo. Alla fine di quella giornata campale il giovane Carabi tornò a casa, e restituì a Karaton il fucile che aveva avuto da lui in prestito.

Il 29 settembre a Monte Sole le SS diedero inizio al progettato e sistematico annientamento della popolazione civile e dei partigiani. Alla sera del 29 la brigata era già dispersa e molti partigiani si erano diretti altrove. Karaton, dopo aver contrastato valorosamente i tedeschi sul Monte Caprara, fece capo ad un piccolo gruppo che rimase ancora qualche giorno nella zona, ma intorno al 6 ottobre raggiunse la 63ª brigata Garibaldi, dove ebbe il ruolo di vicecomandante.

Alla fine di ottobre venti partigiani di questa brigata tentarono di raggiungere Bologna, poiché pareva che l’insurrezione finale fosse imminente. Ma giunti a Casteldebole furono fermati dal Reno in piena, e, in seguito a una delazione, sorpresi dai tedeschi. Non si arresero, e il combattimento durò tre ore. Alcuni caddero subito, altri furono catturati, torturati e impiccati: tra i 20 cadaveri c’erano anche quelli di Karaton e di altri due russi, forse anch’essi della Stella Rossa.

A Casteldebole c’è una via intitolata a Karaton. Invece in Kazakistan nessuno si ricorda di lui: “forse perché era stato prigioniero” supponeva Gastone Sgargi. Che, per quanto ha potuto, si è dato da fare: attraverso un amico giornalista ha rilasciato “un’intervista a Radio Mosca, parlando di questi uomini, di questo uomo così straordinario, nel coraggio, nella sua umanità. Però non sono riuscito a sfondare. Per cui credo che lui sia sepolto qui, nel silenzio più totale del suo Kazakistan.” Pensava invece che il suo valore meritasse un ricordo: “Io ero il caposquadra, però (…) il comandante vero di quella squadra era Karaton.”

Scheda elaborata da Antonella Masi e Donata Pracchi, guide volontarie del Parco Storico di Monte Sole- Ente Parchi Emilia Orientale.

FONTI:

  • Alessandro Albertazzi, Luigi Arbizzani, Nazario Sauro Onofri, Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945). Dizionario biografico, Bologna, Istituto per la Storia di Bologna, 1985; ed. elettronica www.storiaememoriadibologna.it/resistenza/fonti
  • Giampietro Lippi, La Stella Rossa a Monte Sole. Uomini fatti cronache storie della Brigata partigiana «Stella Rossa Lupo Leone», Bologna, Ponte Nuovo editrice, 1989;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, Il Mulino, 2009;
  • Intervista a Gastone Sgargi, 2003, realizzata da Beatrice Magni e Tekne Immagine per il Parco Storico di Monte Sole;
  • Intervista a Dino Carabi, 2001, realizzata da L&Q e Le Macchine Celibi per il Parco Storico di Monte Sole.

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