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La famiglia di Adelmo Benini

Adelmo sposò Norina Migliori e andò ad abitare con lei al Possatore, un podere vicino a Casaglia, poco più grande di un ettaro, di proprietà del marchese Beccadelli di Casalecchio di Reno.

I due coniugi, insieme alle figlie Maria e Giovanna, dividevano la grande casa colonica del Possatore con Antonio Tonelli, un mezzadro con moglie e 9 figli.
La vita era veramente difficile per i Benini: la terra che lavoravano era arida, sfruttata in modo che ormai non dava quasi più niente. Come mezzadri dovevano cedere la metà dei raccolti (ad esempio di grano e granoturco) al proprietario della terra. Condizione già gravosa quando le annate erano buone. In caso di grandine o di gelate tardive il mancato raccolto metteva la famiglia veramente alle strette.

Norina coltivava un piccolo orto, Adelmo allevava alcuni animali. Per raggranellare qualche soldo Adelmo lavorava anche fuori dal suo podere nel periodo della trebbiatura e, d’ inverno, macellava i maiali per i contadini che chiedevano il suo aiuto.
Con i guadagni acquistava aringhe sotto sale, l’unico alimento contenente proteine che si poteva trovare a un prezzo buono. Adelmo e Norina pensarono anche di andarsene dal Possatore e magari cambiare lavoro ma le leggi fasciste non glielo permisero.

Ai primi del ’44 Adelmo venne a sapere che si stava formando una brigata partigiana e avrebbe voluto unirsi agli uomini del Lupo. Dovette però accontentarsi di ospitare i partigiani nella sua stalla, di consegnare messaggi per loro, di offrire i suoi servizi come norcino e come trebbiatore di grano, ben consapevole di non poter lasciar sole le sue donne che avevano bisogno di protezione e di non poter abbandonare la sua terra che aveva bisogno di essere lavorata.
La famiglia Benini ospitò per una decina di giorni quattro soldati americani fuggiti da un treno di prigionieri diretto in Germania. La loro presenza intaccò notevolmente le provviste della famiglia.
Nella notte tra il 28 e il 29 settembre ’44 Adelmo si alzò prestissimo.
In lontananza vide bagliori d’ incendio e falò verso Cadotto.
Avvertì prontamente del pericolo la moglie Norina la quale fuggì con le figliolette Giovanna e Maria verso la Chiesa di Casaglia.

Anche Adelmo e i partigiani nascosti nel fienile del Possatore si avviarono verso Casaglia.
Sul sagrato trovarono altri fuggitivi, si confrontarono e ritennero che donne, vecchi e bambini potevano radunarsi in chiesa, un luogo sicuro, mentre era meglio per i partigiani ritirarsi sulle pendici di Monte Sole in modo da poter dare battaglia ai nazisti senza coinvolgere i civili nello scontro.
Monte Sole intanto veniva colpito con colpi di mortaio e di artiglieria.
Dall’ alto del monte Adelmo vide che i nazisti fecero uscire dalla chiesa le donne, i vecchi e i bambini, li vide mentre li spingevano con percosse e pedate verso il cimitero.
Li vide poi abbattere il cancello del cimitero e allineare le persone, in ordine di altezza, davanti alla cappella.
Vide i nazisti sparare con la mitragliatrice e i fucili sulle persone innocenti, vide lanciare le bombe a mano, poi sparare con la pistola sui feriti che si lamentavano.

Verso sera, quando i nazisti abbandonarono la zona, Adelmo scese da Monte Sole.
Vagò per due giorni, attento a sfuggire ai nazisti, “che apparivano e scomparivano ad ogni momento e in ogni luogo”, tormentato dal pensiero dei suoi famigliari ma nella speranza di trovarli vivi nonostante quello che aveva visto.
Poi si recò al cimitero di Casaglia per controllare. Oltre il cancello riconobbe una scarpa della moglie e, tra i cadaveri, trovò il suo corpo e i corpi delle due figlie.
Norina aveva 29 anni, Maria 5 anni e Giovanna 2 anni.

Adelmo ricominciò a vagare per i boschi con il suocero e altre persone.
Si rifugiò con loro nella macchia, in una specie di caverna nascosta da rovi, situata contro la parete del monte.
Adelmo e i suoi compagni vissero in quel luogo un mese, uscendo solo la sera per andare a frugare tra le macerie delle case in cerca di cibo. Finché un giorno decisero di attraversare il torrente Setta spinti dal desiderio di incontrare le truppe anglo-americane.
Riuscirono nel loro intento, furono condotti a un comando alleato lontano dalla linea del fronte dove rimasero per trasportare munizioni.
Alla fine della guerra Adelmo andò a lavorare nella cartiera di Lama di Reno e non rimise più piede a Monte Sole, se non in rare occasioni per testimoniare sulla strage accaduta.
Nei giorni degli eccidi furono uccisi anche due familiari di Norina, il fratello Dante a Vallego di Sopra e la sorella Fernanda a Caprara.

I resti di Norina Migliori e delle figlie Giovanna e Maria Benini sono attualmente custoditi nel sacrario di Marzabotto.

Scheda elaborata da Mariangela Masotti e Maurizia Nannetti, guide volontarie del Parco Storico di Monte Sole – Ente Parchi Emilia Orientale.

Fonti:

  • Jack Olsen, Silenzio su Monte Sole. La prima cronaca completa della strage di Marzabotto, Milano, Garzanti, 1970;
  • Renato Giorgi, Marzabotto parla, Modena, Franco Cosimo Panini Editore, 2007;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro. Guerra ai civili a Monte Sole, Bologna, Il Mulino, 2009;

Siti:
www.storiaememoriadibologna.it
www.eccidiomarzabotto.com

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