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La famiglia di Duilio Paselli

La famiglia di Duilio Paselli viveva in un podere tra la Quercia e Gardelletta.

Duilio, il capofamiglia, era nato nel 1885 e aveva sposato Ester Pantaleoni, di due anni più giovane.

Dalla loro unione erano nati 11 figli: Rosa, Giorgio, Rina (Clorinda), Martino, Francesco, Ida, Antenore, Ardilio, Fedelia, Dante e Malvina.

Martino era sposato con Elisabetta (Lisetta) Salvador ed aveva una figlia, Anna. Francesco era sposato con Anna Ventura ed aveva un figlio, Claudio. Dante era sposato con Anna Naldi ed aveva un figlio, Franco.

I Paselli erano contadini nella zona di San Martino da 400 anni, ma quando Duilio sposò Ester andò a vivere nel podere della moglie, in piano. Aveva lì 12 ettari di terreno fertile, coltivato in gran parte a vigna e frutteto con meli, peri, ciliegi e susini. Aveva anche un grande orto. Dal resto della proprietà Duilio ricavava abbondanti raccolti di grano e granoturco. Rispetto al livello di vita del Monte Sole poteva considerarsi un benestante.

Poco prima della guerra, in una delle solennità fasciste, il suo nome era stato incluso nella lista d’onore dei Cavalieri del lavoro. Era conosciuto per le liti e le riconciliazioni con le statue dei santi che aveva in casa: per lui i cristi, le madonne ed i santi erano un po’ come esseri viventi che lo seguivano nel suo lavoro e con i quali intratteneva un dialogo continuo.

Con l’avvicinarsi del fronte alla sua proprietà, crebbe la preoccupazione di Duilio per la sicurezza dei suoi cari, tanto che decise di abbandonare il podere per spostarsi a San Martino, ottenendo ospitalità per tutta la sua famiglia dal parroco, Don Ubaldo Marchioni.

La mattina di sabato 30 settembre, preoccupati per le azioni militari delle SS di Walter Reder nei dintorni di San Martino, Duilio, con i figli Antenore e Francesco, si nascose nel ginestreto, vicino alla località Le Scope, mentre il resto della sua famiglia si era rifugiata nella chiesa di San Martino.

Dal luogo in cui si erano rifugiati, i tre sentivano raffiche ed esplosioni; sapevano perfettamente di essere circondati dai tedeschi. Nel tardo pomeriggio i tre Paselli incontrarono una persona di San Martino che aveva visto il massacro; l’uomo disse loro: “Li hanno fatti allineare contro la casa e li hanno uccisi tutti, anche un uomo con una gamba malata”. Antenore disse che si trattava del fratello Dante: non era andato con loro perchè aveva una infezione ad una gamba e non poteva camminare.

Allora l’uomo aggiunse: “Era in piedi contro il muro come il resto della gente e, quando ha detto qualcosa ad alta voce ai Tedeschi, uno di questi gli ha sparato. E poi una donna che era vicino a vostro fratello con un bambino in braccio è corsa fuori dalla fila e ha cominciato a chiamarli vigliacchi e assassini. Una delle SS le ha risposto in dialetto e l’ha spinta indietro contro il muro. Poi le mitragliatrici hanno cominciato a sparare. Non sono rimasti uccisi tutti subito; i Tedeschi li hanno finiti con la pistola; qualcuno l’hanno infilato con la baionetta e, alla fine, li hanno
ammucchiati e gli hanno dato fuoco”
.

Stravolto dal dolore Duilio disse che non avrebbe mai più pregato. Poi chiese ad Antenore se avevano una pistola e, al suo diniego, chiese se avevano una spilla; fece cenno al figlio che l’avrebbe ingoiata per morire anche lui.

Quando il vecchio patriarca ed i suoi figli tornarono alla loro grande casa colonica, Duilio ordinò subito la “partecipazione” di morte per i suoi 10 defunti: 8 fotografie e 2 croci la completavano.
Dato che aveva familiarità solo col dialetto bolognese, dettò l’annuncio al figlio Antenore, che lo tradusse in italiano; ecco una parte del testo: “(…) Per liberarsi da un dolore senza limiti per la perdita della sua fedele consorte Ester, delle sue adorate figlie Fedelia, Malvina e del suo caro figlio Dante e delle sue affezionatissime nuore Anna, Lisetta (Elisabetta) e Anna, bruciate in un olocausto coi loro tre figli Anna, Claudio e Franco stretti al petto, Duilio Paselli invoca per tutti loro una prece, sicuro che sono stati assunti nella gloria dei martiri e chiede a Dio di alleviare il suo dolore e il dolore di tutti gli altri superstiti”.

Per mesi e mesi il vecchio Duilio pianse i suoi morti e nessuno della famiglia riusciva a consolarlo.
Un giorno prese una pala, andò nell’angolo più lontano del frutteto, scavò una buca profonda e ci mise dentro tutte le statue della Madonna, di Sant’Antonio e tutti i crocefissi che aveva in casa. Poi ordinò a un marmista una lastra di marmo da fissare sul muro esterno della casa; essa recava la scritta “Duilio Paselli, cavaliere del lavoro, in ricordo dei suoi cari” e fece incidervi sopra una giovinetta e un giovinetto in ginocchio di fronte al sole nascente. Prima di morire Duilio spiegò ai suoi amici che era una dichiarazione di fede nell’umanità, un messaggio di speranza per le future generazioni.

Scheda elaborata da Maurizia Nannetti e Umberto Pampolini, guide volontarie del Parco Storico di Monte Sole-Ente Parchi Emilia Orientale.

Fonti

  • Jack Olsen, Silenzio su Monte Sole, la prima cronaca completa della strage di Marzabotto, Garzanti, 1970;
  • Renato Giorgi, Marzabotto parla, Franco Cosimo Panini Editore, 2007;
  • Luca Baldissara, Paolo Pezzino, Il massacro, Bologna, Il Mulino, 2009;
  • Luciano Bergonzini, La Resistenza a Bologna. Testimonianze e documenti, vol. V, Istituto per la Storia di Bologna, Bologna, 1980;

Link:
www.storiaememoriadibologna.it

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