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Il carsismo: doline, inghiottitoi e grotte

La natura solubile del gesso ha determinato in tutto il parco un esteso sviluppo dei fenomeni carsici, creando paesaggi unici, molto diversi da quelli delle colline adiacenti. In superficie si modellano depressioni chiuse, come le valli cieche e le doline, e si aprono molte grotte, dalle quali si accede a un complesso mondo sotterraneo. Attraverso numerosi punti di assorbimento, come gli inghiottitoi ma anche le piccole fratture, il sistema idrologico sotterraneo si arricchisce continuamente, con effetti speleogenetici grandiosi. Le valli cieche si formano dove ha inizio l’affioramento dei gessi. Un piccolo solco vallivo, inciso su rocce non solubili (generalmente marnose), termina contro rupi gessose, e attraverso un inghiottitoio ha inizio il percorso sotterraneo delle acque: un vero e proprio torrente ipogeo. Le doline si formano invece sopra le vaste aree gessose e hanno diverse modalità di sviluppo. Possono nascere per il progressivo approfondimento di una zona di assorbimento, dove si sviluppa un inghiottitoio, a cui segue un abbassamento piú lento dei fianchi, oppure avere origine per il crollo delle volte delle grotte, che mette in comunicazione i sistemi sotterranei con le morfologie superficiali. L’area carsica racchiusa nel parco é per molti aspetti di interesse internazionale. La dolina della Spipola é la maggiore dolina su gesso dell’Europa occidentale e il suo settore meridionale é movimentato da alcune doline minori, in parte approfonditesi per crollo (Buco dei Buoi e dei Quercioli). Il sistema sotterraneo, che dalla valle cieca dell’Acquafredda si snoda sino alla risorgente Siberia, ha uno sviluppo conosciuto di oltre 9 km. Nel settore gessoso tra Zena e Idice, inoltre, si trovano una bella valle cieca, nota come Buca di Ronzano, le ampie doline di Gaibola e dell’Inferno e varie cavità minori (nella dolina di Gaibola, ad esempio, la bella Grotta Novella, sede di un laboratorio ipogeo). Lo sviluppo di alcuni importanti collegamenti sotterranei, individuati mediante colorazione delle acque, non é ancora esplorato: le acque assorbite dalle doline dell’Inferno e di Gaibola e dalla valle cieca di Ronzano tornano, infatti, alla luce in risorgenti presso il fondovalle di Idice e Zena. Il carsismo nei gessi é stato oggetto di studi e osservazioni fin dal ‘700, quando l’abate Calindri descrisse con parole suggestive il vallone dell’Acquafredda, ma la conoscenza di queste aree attraverso organiche ricerche speleologiche é cominciata con Luigi Fantini, che dall’inizio degli anni ’30 portó alla scoperta di numerose grotte, tra cui quella della Spipola, dando poi vita al Gruppo Speleologico Bolognese. Molte grotte del parco, con morfologie, concrezionamenti e resti archeologici di grande interesse scientifico, sono sottoposte a particolare tutela e chiuse per preservarle dai vandalismi.