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È un antico borgo, documentato dal 1209, sorto lungo la strada della Futa. Le sue singolari case addossate alla roccia, per il loro carattere parzialmente “rupestre” e le vivaci colorazioni, sono un esempio di edilizia spontanea pressoché unico nell’Appennino bolognese. Sono probabilmente il frutto di ampliamenti di cavità già esistenti, come suggeriscono i ritrovamenti di foglie fossili, oggetti e selci, anche se furono sicuramente modificate, in epoca napoleonica, durante i lavori di rettifica del tracciato della strada.

Le facciate e le altre parti in muratura delle case, distrutte dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, sono state quasi tutte ricostruite. Dal pianoro della chiesa, anch’essa distrutta e ricostruita, si domina un’ampia porzione della collina bolognese.